CARO, Annibale

Apologia de gli Academici di Banchi di Roma contra M. Lodovico Castelvetro

da Modena. In forma d'uno Spaccio di Maestro Pasquino...Parma, Seth Viotto, 1558, in-4, pp. 268, (16), elegante legatura ottocentesca in p. pergamena con doppio ordine di bordure impresse a secco ai piatti, titolo e filetti in oro su tassello in pelle al dorso, tagli dorati. Al frontesp. la curiosa impresa raffig. un acciarino da fucile ed una corda sopra di esso, con il motto ''Vim vi'', impressa in rame: ''Avvertasi ancora che qualche esemplare col titolo di Apologia ec, ha nel frontispizio una diversa impresa, ora intagliata in legno, ed ora in rame, portante un acciarino da fucile...'' (Gamba 276). Impresa dell'Unicorno in fine. Nota di possesso ms. di mano coeva al verso del frontespizio: ''Ad usum Fratris Josephi Cerei Romani...'', Frate Giovanni dell'Ordine dei Conventuali. Prima edizione. Ben nota è la polemica, ''più che letteraria guerra'', che originò questo aspro libello. Alle critiche mosse dal Castelvetro alla sua canzone ''Venite a l'ombra dei gran gigli d'oro'', scritta in lode della Casa di Valois per incarico del card. Farnese nel 1553, il Caro rispose con la ''Apologia'' che ridicolizza e sbeffeggia l'avversario, accusato anche di assassinio e di eresia, tramite una serie di sonetti satirici e violentissimi, i famigerati ''Mattaccini'' (pp. 226-232), seguiti dalla ''Corona'' (pp. 237-241). Ottimo esemplare (ininfluente forellino di tarlo al margine inferiore di pochi fogli). Adams C-739. Gamba 276. Razzolini p. 88. Cfr. Tiraboschi, Biblioteca Modenese (I, 440 e segg.) e Storia della Letterat. ital. (VII, 1695 e segg.).
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