MESSISBUGO, Cristoforo

Banchetti compositioni di vivande, et apparecchio generale.

In Ferrara, per Giovanni de Buglhat et Antonio Hucher compagni, 1549,

In Ferrara, per Giovanni de Buglhat et Antonio Hucher compagni, 1549,

in-4, ff. (8 di cui il titolo con ritratto al verso e i primi 3 ff. in antico facsimile), 22, (2), 71 (il f. 32 in antico facsimile), (1 bianco), (7), privo dell'ultimo bianco, legatura antica in pergamena, titolo al dorso. Con due silografie a piena pagina raffiguranti rispettivamente l'interno di una animata cucina del XVI secolo e una scena di banchetto, grande impresa dello stampatore con tartaruga e motto al termine della seconda parte e dell'Indice finale. Edizione originale postuma di quello che è comunemente considerato uno dei principali testi di riferimento per la ricostruzione della storia gastronomica del Cinquecento: l'autore infatti non vi annotò soltanto i piatti d'alta cucina di sua invenzione, ma anche quelli ottenuti rielaborando ricette popolari, oppure riadattando tradizioni forestiere ed esotiche al gusto locale del tempo. Il volume è anche una valida testimonianza delle modalità di approvvigionamento delle vivande, delle abitudini e delle suppellettili utilizzate in quell'epoca. Pregio dell'opera è la maggior organicità che seppe dare alla materia gastronomica come dimostrano i titoli, la partizione e le sequenze degli argomenti trattati suddivisi in tre parti fondamentali: un discorso introduttivo "Memoriale per fare un apparecchio generale"; un catalogo di dieci cene, tre desinari e un festino, descritti in tutte le loro fasi con relative liste di bevande; una raccolta di trecentoquindici ricette. Messi detto Sbugo, come si può leggere in numerosi documenti autografi, nacque sul finire del ‘400 a Ferrara da una famiglia probabilmente delle Fiandre. Grazie al matrimonio con la nobile Agnese figlia del Conte Giovanni Gioccoli, occupò importanti incarichi presso la corte degli Estensi, in qualità di amministratore dei fondi ducali e soprattutto nelle vesti di abilissimo scalco, da meritare il titolo di Conte Palatino concessogli dall'imperatore Carlo V° nel gennaio del 1533. Perfezionò anche il taglio dei cibi, servendosi di venticinque coltelli e forchette di vario genere, riuscendo a spezzare gli arrosti senza toccarli con le mani. Seppe trasformare la "trinciatura" in un'arte, e i suoi numerosi allievi divennero fra i Maestri di cerimonia più ambiti delle corti europee. Altra sua opera importante è il ''Libro novo nel qual si insegna a far d'ogni sorte di vivanda'', pubblicato nel 1552 a Venezia. Esemplare purtroppo con le mancanze dichiarate e con alcuni difetti (fori di tarlo nel margine superiore dei ff. 3-20 della prima parte, macchie d'umido e arrossa ture).

Westbury 150. Simon 1048. Vicaire 596 ma collazione sbagliata. B.I.N.G.1286. Sander 4517. Et coquator ponendo p. 302 ''Il primo libro di cucina che non si rifaccia a Martino''. Benporat Storia della Gastronomia italiana pp. 113-120: nota riferimenti nord-.europei nelle ricette.

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