BENIVIENI, Girolamo

Commento sopra più sue canzoni e sonetti dell'amore divino e della bellezza divina.

Firenze, Antonio Tubini, Laurentius (Francisci) de Alopa, Venetus, and Andrea Ghirlandi, 7 [or 8] Settember 1500.

in-folio, (290 x 210 mm), ff. (4), I-CL; legatura coeva in pelle su assicelle lignee con impressioni geometriche a secco, dorso e fermagli di restauro. Prima edizione del riassunto in versi del "Libro dello amore" nel quale Marsilio Ficino, commentando il "Convito" di Platone, espose la propria teoria sull'amore. Comprende tra l'altro la prima relazione data alle stampe, del Bruciamento delle Vanità tenutosi in Piazza della Signoria il 7 Feb. 1497, durante il carnevale. A proposito dell'avvenimento il Capponi, nella sua Storia della Repubblica di Firenze racconta: "...Firenze non era più la città, del Magnifico, ma universale professione di costumi severi, e frequenza d'atti religiosi; Laudi composte in linguaggio familiare dal Frate e da' suoi piu devoti, si udivano invece dei sozzi Canti carnascialeschi. Tal'era Firenze gli anni 95 e 96: nei primi di questo, gli ultimi giorni del Carnevale, tacquero le pazze feste consuete; uomini e donne e fanciulli, andarono dopo desinare in numero grandissimo a processione per la città. Nei giorni prima erano molti fanciulli ...per le case a farsi consegnare quello che appellavano le vanità, o gli anatemi; erano disegni e libri osceni, arnesi di giuoco e abiti da maschera: di questi aveano adunata grande piramide sulla Piazza della Signoria con entro materie combustibili, alle quali fu dato fuoco tra le grida e l'esultanza del popolo ond' era gremita la Piazza...fu molto gridato contro alla barbarie del Savonarola...". Il Benivieni descrive con cura gli oggetti messi al rogo, strumenti musicali, giochi e simili strumenti di Satana, dadi e tavolieri, specchi e profumi, quadri e statue. Non fa menzione esplicita ad alcun libro o manoscritto, che furono senz'altro bruciati, contribuendo all'estrema rarefazione di tante edizioni fiorentine di letteratura profana. Il resoconto (f. CXVI-CXVII) è seguito dal "Deprecatorio a Dio", un poema che fu cantato in tale occasione. Benivieni fu amico di Ficino e Pico della Mirandola, seguaci del Savonarola, come i tre stampatori: Tubini, Alopa e Ghirlandi, i quali durante la loro breve società stamparono anonimamente alcuni discorsi savonaroliani. Il terzo f. n.n. presenta due linee stampate storte ad indicare l'aggiunta successiva del fascicolo OO, non inserito infatti nel registro dei quaderni, e stampato con due righe in più su ogni foglio. Rarissima. Bell'esemplare (usuali lievi fioriture della carta), con rare postille marginali, al frontespizio iscrizione di mano del principio del sec. XVI, "Cartusia Casularum mihi a M. de ducibus donato", seguita da cinque distici latini in lode dell'opera, della medesima mano, e sottoscritti "Jo. iac. salomonius".

ESEMPLARE MARTINI, n. 44. H *2788; BMC VI, 693 (IH. 28083, variant copy in the first state) ; GW 3850; IGI 1481 ; PELLECHET 2047; GOFF B-328.
€ 32.000