DESCARTES, René

De Homine Figuris, et latinitate donatus a Florentio Schuyl.

Lugduni Batavorum (Leida), ex officina Hackiana, 1664,

in-4, pp. (36), 123 (mal num. 121, per doppia numerazione delle pp. 111-112), (5), leg. coeva p. perg. rigida, tit. ms. al dorso. Impresa tipogr. al tit. Adorno di numerose splendide illustrazioni anatomiche incise in rame ed in legno, molte a mezza o a piena pagina, 10 delle quali sono f.t. Seconda edizione, di soli due anni posteriore alla prima apparsa nella stessa città, contemporanea all'edizione originale definitiva, completa e col testo in francese, apparsa a Parigi. Com'è noto, Descartes lavorò all'opera fin dal 1630, ma decise di non pubblicarla, avendo saputo della condanna di Galileo nel 1633. Pur riconoscendo l'importanza della scoperta di Harvey, Descartes non credeva che la circolazione del sangue fosse causata dalle pulsazioni cardiache, bensì considerava il corpo umano come una macchina diretta da un principio razionale situato nella ghiandola pineale. Considerato come il primo tentativo d'abbracciare tutta la fisiologia animale, il "De homine" è in realtà una specie di supplemento fisiologico al "Discours de la Méthode" pubblicato nel 1637 e fu sorgente d'ispirazione per molti studiosi. "This book was the first attempt to cover the whole field of animal physiology. The work is really a physiological aoppendix to his Discourse on method..." (Garrison-Morton). Opera di fondamentale importanza, tra i più eminenti prodotti dell'ingegno umano. Buon esempl. (lieve brunitura della carta).

Garrison Morton 574. Wellcome Cat. II, 453.
€ 3.300