STEPHANUS BYZANTINUS

De Urbibus (graece).

(In fine:) Florentiae, haeredes Philippi Iuntae, 1521, in-folio, ff. 69, (1, con impresa tipogr.), leg. ottoc. m. perg., tass. in pelle con tit. oro al dorso. Testo su due colonne interamente in car. greco, grandi iniz. silogr., grande impresa tipogr. in fine. Seconda edizione (la prima era stata impressa da Aldo nel 1502), estremamente rara (Offmann: ''haec omnium fere rarssima editio''), di quest'opera, giunta a noi tramite una epitome fatta dal grammatico Ermolao; è una sorta di ''Dizionario geografico'' con i nomi dei luoghi, quelli degli abitanti, l'origine delle città, dei popoli e delle loro colonie, e riferisce proverbi, oracoli ed eventi strani e soprannaturali. Importante per il largo materiale ivi raccolto attraverso molte fonti, alcune sicuramente dirette, quali Tucidide e Strabone (ma curiosamente non Tolomeo), l'opera costituì una delle sorgenti primarie di notizie di geografia antica per gli umanisti del Rinascimento e riferimento lessicografico di estrema importanza. L'autore, grammatico del VI sec. d.C., appartiene a quella corrente di lessicografi che risale all'età ellenistica e continua poi in quella bizantina. Esempl. puro, a grandi margini, di opera veramente rara (solo 3 copie in NUC). Manca all'Adams. BMC 647. Decia-Delfiol n. 151. Renouard p. XLVI, n. 44. Censimento 16.
€ 9.500