SPIRITO, Lorenzo

Libro de la Ventura.

Bologna, (Caligola Bazalieri, 1496-1500), in-folio (mm 315x200), ff. 44 numerati II-XXXXIIII (segn.: A8 B12 C8 D6-E6 F4), legatura di inizio XIX secolo m.pelle e angoli, titolo in oro al dorso, restauri alle cerniere. Impresso in caratteri tondi di Caligola Bazalieri adoperati anche per l'edizione della Regula di S. Hieronymo (Bologna, 28 marzo 1498). Foglio 1r titolo in gotico "Libro de la ventura"; f. 1 verso: "Qui comincia el libro dala Ventura"; colophon f. 44v: "Stampato in Bologna". Si tratta di un "gioco" di divinazione, nel quale, attraverso una serie di tavole preliminari e col lancio di tre dadi, si viene invitati ad una terzina responsiva, pronunciata da altrettanti "profeti", di uno dei venti capitoli che chiudono l'opera. Al f. II recto è posta la ruota della fortuna: agli estremi delle varie parti sono posti i quesiti in base ai quali il Libro può dare delle risposte (se la vita sarà felice o meno, sull'amore, sulla fedeltà del proprio consorte, se è positivo costruire qualcosa, intraprendere un viaggio...), in base al quesito scelto si deve andare ad uno dei re (ff. IIv-IIIIv). Si tratta in realtà sempre della stessa silografia ripetuta cinque volte in cui sono solo cambiati i nomi dei re e dei Segni a cui andare: i sovrani, rappresentati come saggi barbuti o giovani con gli attributi del potere, sono circondati da una cornice composta da tre legni abitata da animali, mostri fantastici, busti e figure femminili. Ai ff. Vrecto-XIIII verso sono raffigurate le varie combinazioni possibili al gioco dei dadi con l'indicazione della sfera a cui andare; al centro di ogni pagina è posto un simbolo (animali, sole, figure mitologiche...). In base al risultato numerico bisogna consultare le Sfere raffigurate ai ff. XVrecto-XXIV verso (numerata erroneamente XXV): ogni quadrante della sfera corrisponde ad un numero ed al nome di un Profeta (ff. XXVr-XXXXIIIIv) e di conseguenza al responso al proprio quesito. Le sfere sono inserite entro corona d'alloro e sono circondate da putti, cornucopie e viticci. Ogni singola sezione dei profeti è invece introdotta da una piccola figura. L'opera venne composta da Lorenzo Gualtieri (comunemente noto come Lorenzo Spirito, Perugia ca. 1425-1496), entro il 1482 (ms. Venezia, Biblioteca Marciana, 6226), data anche dell'editio princeps perugina, a cura di Stefano Arnds (conosciuta in un unico esemplare alla Biblioteca di Ulm). Lo Spirito fu poeta perugino, figlio di Cipriano Gualtieri, e rivestì cariche pubbliche, fu, ad esempio, podestà di Tolentino; come soldato di ventura militò al seguito dei condottieri Piccinino, in onore dei quali scrisse il poema Altro Marte. All'edizione di Perugia ne seguirono molte altre, ma il loro uso popolare e la severa condanna del Concilio di Trento di tutti i giochi di fortuna spiega come ci siano pervenuti così pochi esemplari e di così straordinaria rarità. Dopo Perugia, Vicenza, Brescia e Firenze, nei primi anni del Cinquecento Milano e Bologna si distinsero per la realizzazione di alcune, comunque introvabili, edizioni illustrate. Il volume in esame è la più antica delle edizioni bolognesi di questo testo: privo di data ed impresso con i caratteri di Caligola Bazalieri, attivo a Bologna tra 1490 e 1512, è, allo stato attuale delle ricerche, l'unico esemplare sopravvissuto di tale edizione. L'illustrazione, abbastanza rozzamente incisa, è opera di un artista che si firma ai ff. 2verso-4verso: ai lati dei fregi che ornano le cinque tavole dei re si legge PIERO DE CIZA FE QUESTO IN. TAGLIO. Queste parti firmate, come alcune figure, furono utilizzate anche per la seconda edizione bolognese nota, quella di Giustiniano Rubiera del 1508 (di cui è censito un solo esemplare completo alla Biblioteca Marciana di Venezia). Il nome di Piero Ciza è riscontrabile anche in altre due edizioni bolognesi: un Calendario del 1493 (Bologna, Biblioteca dell'Archiginnasio) e nel Viazo da Vanesia al sancto Jherusalem, 1500 (la cornice del frontespizio riprende quella delle Sorti; noto in soli tre esemplari: Roma, Corsiniana, Nritisch Museum e uno in collezione privata). Capostipite di un genere che avrebbe goduto di una certa diffusione anche nel secolo seguente e più volte stampato, fino al ‘600, le Sorti furono tradotte in francese, spagnolo, olandese ed inglese. Ottimo esemplare (lieve arrossamento uniforme della carta). Cantamessa, III, n.7629 (ma ediz. successiva).
€ 90.000