(CONCINA, Daniele)

Memorie storiche sopra l'uso della Cioccolata in tempo di digiuno,

esposte in una lettera a Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo Aecivescovo N.N. .. In cui si aggiungono le Riflessioni sopra la Lettera responsiva ad un Amico intorno alla Quaresima Appellante. In Lucca, a spese di Simone Occhi, 1749, in-4, pp. LXI, (1), XXVI, legatura coeva in cartone rustico, fregio al titolo. Seconda edizione (prima 1748) di questo curioso e raro pamphlet dedicato alla cioccolata. Nella Chiesa Cattolica si dibatteva di cioccolato, o meglio di cioccolata, almeno dal 1569, quando, secondo la tradizione, Pio V, avendo assaggiato per la prima volta la bevanda americana, e avendola trovata schifosa, aveva dichiarato che con essa non si rompeva il digiuno. Le Memorie di Daniele Concina s'inseriscono in una vivace e ricca serie testuale: scritte in forma di risposta a un arcivescovo anonimo il quale si domandava se fosse vero che, durante la Quaresima, un predicatore avesse affermato che, chiunque beve una "chicchera di cioccolato", commette un peccato mortale e che poi tale predicatore, accusato di rigorismo, avesse ricusato. Il Concina condanna l'uso della cioccolata affermando che afferma che "La indole, la essenza di questo digiuno è di mortificare la gola, di macerare la carne, di frenare il senso, di soggettare gli appetiti ribelli allavolontà, di umiliare l'uomo avanti il trono della divina Maestà". Curioso il sonetto, in cui il cioccolato parla in prima persona delle sue traversie morali: "Colei son io che per l'antica essenza Ebbi già col digiun sì fiere liti: Che i maggiori Teologi smarriti Non sanno a chi di noi dar la sentenza. Studian del pari il gusto, e l'astinenza Nella Scuola ambedue de i...E dice l'un, che i liquidi assorbiti Frangono, quando v'èl'incontinenza. Per sedar l'altra i scrupoli consiglia, Che sia rito civil dell'amicizia, Se si prendetalor senza vaniglia. Questa tra l'innocenza, e la malizia Dottrina media accorda a maraviglia Il digiuno, la gola, e l'avarizia" (p. XII). Il Concina (nato in provincia di Udine nel 1687 e morto a Venezia nel 1756), frate domenicano, fu rigido difensore dell'ortodossia cattolica attraverso molte opere dottrinarie. Ottimo esemplare in barbe. Melzi, Dizionario di opere anonime ..., t. 2., p. 187. B,.I.N.G. 520, prima edizione. West 53. Marciana 417. Leone Massimo, Giansenismo e cioccolato: note semio-teologiche sul gusto italico, Accademia.edu 2012. DBIt., XXVII, pp. 716-721.
€ 500