DEL CARRETTO, Galeotto

Tempio de Amore del molto magnifico et celeberrimo poeta...marchese Dal Carretto.

(In fine:) Mediolani, ex officina Minutiana impensis d. presbyt. Nicolai de Gorgonzola, Idibus Octobris MDXIX (1519),

in-8, (140x97 mm), ff. (124, segn. *2, A-O8, P10), magnifica legatura milanese coeva in pieno marocchino tabacco, filetti a secco e in oro ai piatti con scritta in capitali in oro "Tempio de amore", al piatto anteriore, e "Giovan Battista Pechio", al piatto posteriore (piccole mancanze al dorso nella parte di testa e piede, lievi graffi al piatto posteriore). La famiglia Pecchio Ghiringhelli Rota vanta antiche origini milanesi e il Giovan Battista possessore del presente esemplare può essere identificato con il cavaliere dell'Ordine di S. Stefano di Toscana vissuto nella prima metà del XVI secolo (SPRETI, Enciclopedia Nobiliare Italiana, V, pp. 220-221). Seconda edizione (la prima era apparsa l'anno precedente) di questo componimento teatrale realizzato verso il 1504 e dedicato a Guglielmo, marchese di Monferrato, presso la cui corte, l'A. si rifugiò dopo che il suo castello di Finale fu raso al suolo dai Genovesi. E' un "dramma allegorico" in versi, senza la divisione in atti, che tratta un argomento profano nella forma della sacra rappre sentazione, ed che include «altri componimenti come la versione in terza rima della "Tavola di Cebete" e il riassunto delle "Metamorfosi" di Apuleio» (D.B.IT). Il piemontese Galeotto Del Carretto (nato nel contado di Acqui poco prima del 1455 e morto nel 1530) è personalità di spicco nell'aristocrazia, nella vita politica e culturale italiana a cavallo dei secoli XV-XVI; fu poeta, scrittore di teatro e storiografo (la sua "Cronica di Monferrato" in ottava rima, rimasta inedita per secoli benché fosse conosciuta e citata, ha visto la luce soltanto nel 1898, per cura di Giorcelli, nella "Rivista di storia della prov. di Alessandria", VII, pp. 8-107). Di lui il Vallauri, nella sua "Storia della poesia in Piemonte", parla a lungo e molto bene, dichiarando che "un nostro paesano fu quegli che scrisse nel 1502 la prima tragedia italiana, la Sofonisba" (op. cit. I, p. 71). Bell'esemplare assai puro (lievi tracce d'umido sugli ultimi ff.), a grandi margini, con antica nota di dedica al titolo, probabilmente di mano dell'autore stesso, "Al mol. Magnifico signor mio oss. mo". Importante edizione in legatura milanese del tempo, assai rara a reperirsi (per confronti per lo stile della legatura cfr. De Marinis, III, n. 2635).

BOLOGNA n. 119. CLUBB 350 (solo ediz. 1524). ALLACCI 756. SANESI I, 171. SOLEINNE, SUPPL. 362 (ed. 1524). BMC 151. DBIT XXXVI, 415-419. OLSCHKI, 4591, ed. 1524.

€ 5.800