Da Modena (Rosex o Rubeis)

Allegoria della Fortuna,

probabilmente ispirata dalla Venere di Botticelli, 1501 circa. Acquaforte originale. Esemplare in bella impressione, ma lievemente rifilato sui 4 lati e con lacuna di 1 cmq in basso a destra. Il foglio è stato abilmente rimarginato con carta giapponese, lieve alone giallo di circa 1 cmq nella zona centrale sulla sinistra. Non firmata ma attribuita con certezza, è una delle incisioni più importanti del suo "secondo periodo" tra il 1500 e il 1506 quando, abbandonate le influenze mantegnesche e i fondi scuri dei suoi lavori precedenti, si orientò verso paesaggi luminosi ed ariosi con specchi d'acqua solcati da gondole e circondati da città immaginarie. La Fortuna è qui rappresentata come una giovane discinta che si erge dalle acque poggiando un piede su un timone, e l'altro su un globo terrestre, a simboleggiare l'instabilità della sorte umana e il suo governo sul destino del mondo. Il tutto è rafforzato dal panneggio che assume la forma e il significato di una vela in balia del vento. In questa lastra Nicoletto sembra voler riunire in un'unica sintesi lo stile mantegnesco, veneziano e fiorentino. Non si conoscono notizie biografiche sull'artista, fu attivo a Ferrara sin dal 1480, a Padova nel 1506, e l'anno dopo a Roma, dove si conserva la sua firma incisa alla Domus Aurea. Fu il più prolifico fra gli incisori italiani tra il XV e XVI secolo: si conoscono 78 incisioni firmate ed un'altra quarantina attribuite con certezza. Dotta e raffinata allegoria della Fortuna, opera di uno dei più celebri ma misteriosi incisori del XVI secolo. BARTSCH XXV,2508 - 026 “The lagoon-like background is utterly typical, with its tiny gondolas and buildings reminiscent of Venice” e fig. 38. HIND V, II, p. 107. Early Italian Engravings, pp. 466-469.
€ 5.500