Albero genealogico
Prova dei Quarti di Nobiltà di Giovanni Andrea Auda. Albero genealogico miniato su pergamena
non datato ma fine XVIII secolo
(470 × 500 mm), albero genealogico miniato a mano su pergamena raffigurante la prova degli otto quarti di nobiltà della famiglia Auda. Alla base dell'albero è rappresentato il probando, Giovanni Andrea Auda, titolare della prova genealogica, redatta per attestare l'antichità e la purezza del proprio lignaggio.Al primo livello sono raffigurati i genitori: a destra la madre, Dama Onorata Leotardi; a sinistra il padre, appartenente alla famiglia Auda e figlio di Felice, il cui nome è stato accuratamente abraso, lasciando il relativo cartiglio privo di iscrizione.Il secondo livello presenta i quattro nonni (i quattro quarti): sul ramo paterno Felice Auda con la moglie Dama Clara Felice Pellegrina; sul ramo materno Camillo Leotardi, avvocato, con Dama Laura Deorestis.Il terzo livello è occupato dagli otto bisnonni (gli otto quarti), ciascuno accompagnato dal proprio stemma araldico finemente miniato. Sul ramo paterno figurano Giovanni Auda, avvocato fiscale; Franceschetta Achiardi (o Acchiardi); Andrea Pellegrini, conte di Peglia e presidente; e Dama Laura Piragalla. Sul ramo materno sono rappresentati Annibale Leotardi, senatore; Dama Maddalena Richelmi, figlia del presidente Camillo Richelmi; Camillo Deorestis, capitano; e Dama Camilla Testoris.
La famiglia Auda apparteneva alla cosiddetta nobiltà di toga del Ducato di Savoia. Per diverse generazioni i suoi membri ricoprirono alcune delle più elevate magistrature dello Stato — tra cui gli incarichi di avvocato fiscale, senatore e presidente di tribunale — consolidando il proprio prestigio attraverso alleanze matrimoniali con illustri casate, quali i Leotardi, i Pellegrini e i Richelmi.Le prove dei quarti di nobiltà venivano commissionate quando un giovane nobile raggiungeva la maggiore età, generalmente tra i diciotto e i vent'anni, e doveva documentare l'antichità e la legittimità della propria discendenza. Tali attestazioni erano richieste per l'ammissione a ordini cavallereschi, come l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, per l'accesso alla Regia Accademia Militare come ufficiale dell'esercito sabaudo, per ottenere il titolo di Paggio di Corte o per concorrere alle più elevate cariche civili e magistratuali. Le armi gentilizie, eseguite con grande accuratezza e dipinte sopra ciascun antenato, costituiscono un notevole esempio di pittura araldica piemontese. L'opera rappresenta una preziosa testimonianza della cultura genealogica e araldica della nobiltà sabauda tra XVII e XVIII secolo.
Bell'esemplare, presenti tracce di antiche piegature.







