ACCUM, Fredrick
A treatise on adulterations of food, and culinary poisons, exhibiting the fraudulent sophistications of bread, beer, wine, spirituous liquors, tea, coffee... And methods of detecting them.
London, Mallet, 1820,
in-12 (180x102 mm), pp. (2 di titolo), XVI, 372, vignetta all'acquatinta sul frontespizio e 3 incisioni nel testo. Legatura inglese coeva in pelle, piatti ornati con filetti in oro e cornice floreale a secco, titolo in oro su tassello e fregi floreali al dorso, tagli marmorizzati (dorso restaurato, perdita d'oro) . Prima edizione, rara, di questo fortunato trattato sulle sofisticazioni alimentari e sui veleni in cucina, che svela le alterazioni fraudolente di birra, birra, vino, liquori, tè, caffè, panna, dolciumi, aceto, senape, pepe, formaggio, olio d'oliva, sottaceti e altri articoli utilizzati nell'economia domestica, e i metodi per individuarle. Il clamoroso motto dell'opera è "There is death in the pot" e Garrison Morton la definisce “una delle prime denunce di adulterazione alimentare... [un] lavoro sensazionale ma scientifico...”. Accum "era da tempo consapevole del problema (dell'adulterazione alimentare) e la sua opera volutamente sensazionale contribuì notevolmente a risvegliare l'interesse dell'opinione pubblica che alla fine portò all'Adulteration Act del 1860. Non sorprende quindi che gli attacchi espliciti di Accum e la sua denuncia dei responsabili abbiano antagonizzato potenti interessi" (cfr. Dictionary of Scientific Biography). L'opera ebbe successo, e nello stesso anno ne fu impressa una seconda edizione. Curiosamente, poco dopo la pubblicazione, Accum fu accusato di aver mutilato e rubato libri dalla Royal Institution, di cui era bibliotecario. Sebbene assolto, lo scandalo alimentato dall'antagonismo creato dalle accuse stampate dallo stesso Accum lo contrinse a lasciare l'Inghilterra e tornare nella nativa Berlino. Ottimo esemplare, pulito e marginoso, timbro di biblioteca annullato al frontespizio.
Bolton I, 260. Bitting, 2. Simon 17. Garrison-Morton 1604. 2. Wellcome II, p. 11.






