KHUNRATH, Heinrich

Amphitheatrum Sapientiae Aeternae, Solius Verae, Christiano-Kabalisticum, Divino-Magicum,

nec non Physico-Chymicum, Tertriunum, Catholicon.. Hallelu-Iàh ! Phy diabolo. E millibus vix uni. Rumpantur et ilia Momo. Anno MDCII. Hanoviae (Hanau), excudebat Gulielmus Antonius, 1609,

in-folio, pp. 60, 222, (2), (segnatura a-g4, h2, A-Z, Aa-Ee4); precedono la numerazione frontespizio, ritratto, una tabella doppia e 9 tavole; altra tabella dopo pag. 8; in fine al testo la tavola dell'ossifraga. Intonso in cartone rustico (restauri al dorso). Edizione definitiva di una delle più straordinarie opere dell'intera letteratura cabalistico-alchemica, di mitica rarità. Il curioso ed occulto testo prende spunto dal commento esoterico ad alcuni versetti biblici tratti dai Proverbi di Salomone e dalla Sapienza. «Si tratta di un discorso ad alta temperatura mistica, corredato di invocazioni, esortazioni, interiezioni esorcistiche, spesso in elaborata composizione tipografica, che descrive sette gradi di ascesi e di scoperta della sapienza.. è ricco di riferimenti all'alchimia, alla Cabbala, alla dottrina delle segnature e ad altri temi dell'ermetismo» (U. Eco). E' illustrato da un frontespizio allegorico inciso, ritratto dell'autore, 5 tavole rettangolari e 4 tavole circolari e una tavola con ossifraga occhialuta; due tabelle sinottiche magico-cabalistiche f.t. «Oscure ma decisamente affascinanti sono le tavole. Sono complesse costruzioni verbovisive, dove cartigli, didascalie, composizioni a rebus si fondono con rappresentazioni simboliche. Le rettangolari rappresentano paesaggi surreali, itinerari iniziatici, e culminano nell'accesso alla Porta Amphitheatri, una sorta di ascesa dantesca verso un varco magico che ricorda a molti la tomba di C.Rosencreutz.. Le prime tre tavole circolari sono allegorie alchemiche, la quarta rappresenta il celeberrimo oratorio-laboratorio dove l'alchimista sta inginocchiato in adorazione, in un ambiente carico di simboli» (U. Eco). Il Khunrath, medico e alchimista, nasce a Lipsia nel 1560, studia medicina a Basilea, dove segue corsi di spagirica e diventa il più fedele seguace di Paracelso; muore nel 1605. Guaita, Au Seuil du mistère, 1896 : «le plus grand nombre des exemplaires n'ont que 4 ou 5 de ces gravures; et la planche qui représente K. entouré de ses ennemis - cette planche étonnante qui est un véritable Callot par anticipation - manque dans presque tous les exemplaires». Umberto Eco, Lo strano caso della Hanau 1609, Bompiani, 1989: «A causa dell' oscurità del testo, i cui riferimenti alle tavole sono molto vaghi, si rilegavano le tavole secondo diversi criteri, forse come piaceva al committente. Siccome le tavole erano state pubblicate e messe in circolazione prima, i vari rilegatori inserivano solo quelle disponibili. Di conseguenza ogni copia della Hanau 1609 è una copia composita». La difficile collazione dell'opera, la povertà della carta, nonché le peripezie subite da volumi di questo argomento, rende quasi impossibile trovare esemplari genuini e ben conservati, come questo, che presenta le usuali bruniture della carta, ma è grandissimo di margini e con barbe. Prima edizione dell'opera completa, ammettendo come autentiche, ancorché, parziali, quelle di Amburgo 1595 e quella, dubbia, del 1602. Eco ipotizza che altre edizioni riportate dai repertori siano travestimenti di quella di Hanau 1609. I riferimenti cronologici all'interno del volume sono vari e discordanti ma si può affermare, sulla scorta dell'avvertenza al lettore (p. 9-10), che dopo la morte di Khunrath avvenuta nel 1605, il suo discepolo Erasmus Wolfart, su legato dell'A., pubblicò l'opera per intero, completandola per una piccola parte rimasta incompiuta. Per quanto riguarda le tavole, spesso sono diverse per numero e ordine nei vari esemplari; secondo Eco questo è dovuto al fatto che, poiché le tavole erano state stampate in precedenza, venivano inserite quelle disponibili e -a causa dell'oscurità del testo che alla fine del volume doveva illustrarle- nell'ordine che ogni legatore o committente considerava corretto. Le prime tavole rettangolari non portano alcuna indicazione d'autore mentre la seconda serie, quella delle tavole rotonde, porta l'indicazione di Khunrath come inventor e di Paulus van der Doort come sculptor (e di H.F. de Vries come pictor solo per quella del laboratorio di K.). Tutte le incisioni sono corredate da scritte, cartigli, simboli variamente interpretabili nell'ambito del mondo magico-cabalistico alchemico. Il ritratto è inciso da John Diricks van Campen. Ugualmente il testo, ermetico, si sviluppa commentando 365 versetti biblici -uno per ogni giorno dell'anno- in due versioni parallele (Vulgata e nuova traduzione dal greco e dall'ebraico). Anche qui numerosi i simbolismi e i rimandi alle immagini alchemiche e alla letteratura ermetica. Khunrath studiò medicina a Basilea, dove seguì corsi di spagirica, diventando il più fedele seguace di Paracelso.

Caillet 5747: «IL EST TRES RARE DE TROUVER CET OUVRAGE COMPLET AUSSI BIEN DE TEXTE QUE DE GRAVURES». Guaita, 1494: «L'un des plus curieux ouvrages de théosophie- kabbalistique.. très recherché.. Unique en son genre, inestimable surtout pour les chercheurs curieux d' approfondir ces troublantes questions». Duveen 319. Ferguson I, 463-464. Verginelli-Rota, 170: «K. fu il più famoso seguace di Paracelso ed è stimato fra i più grandi alchimisti dagli studiosi moderni. Tuttora le incisioni da lui create sono riportate in quasi tutti i testi ermetici e sono oggetto di ammirazione e di accurati studi» . Klossowski, Le Jeu d'Or, p. 29-44.
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