CATULLUS, TIBULLUS, PROPERTIUS

His acceserunt Corn. Galli Fragmenta.

Lugduni (Lione), apud Seb. Gryphiu, 1534, in-8, pp. 342, (2 bianche), magnifica legatura dell'epoca in marocchino scuro, filetti oro e a secco ai piatti, terminazioni angolari a foglia trilobata, nomi degli autori in capitali oro entro doppio cerchio il tutto impresso in oro al centro dei piatti; dorso a nervi con bel motivo ad intreccio impresso a secco, tagli goffrati, tracce sigilli ceralacca ai contropiatti (mancanze alla cuffia superiore, ca. 1 cm, ed inferiore, pochi millimetri, leggere spellature). Al titolo impresa dello stampatore, belle iniziali silogr., testo in corsivo. I testi dei tre poeti sono preceduti da una loro breve vita; in fine Elegia ed una Lirica di Cornelio Gallo. Importante legatura citata da Hobson (''Renaissance book collecting'', fig. 50) come esempio della produzione di legature di Andrea di Lorenzo definita ''con decoro standard''. Merito di Hobson è aver individuato, con ricerche archivistiche, in Andrea di Lorenzo il celebre ''Mendoza binder'' e aver censito circa 75 legature a lui avvicinabili, la maggior parte conservate in biblioteche pubbliche. Segnalato dal 1520 al 1555 circa, lavorò per Diego Hurtado de Mendoza, ambasciatore spagnolo a Venezia dal 1539 al 1547, e per altri personaggi importanti come Benedetto Curzio, ambasciatore del duca di Milano Francesco II Sforza presso la Serenissima. Le sue legature, meticolosamente prodotte, sono caratterizzate dal titolo dell'opera, dal nome del possessore e talora, dall'anno di esecuzione, oppure da una particolare decorazione detta a filetti paralleli sull'intera legatura. Ise Schunke, Ital Renaissance-Einbande der Sammlung Furstenberg, nel 1966 si è riferita a lui chiamandolo ''Wanderbuchbinder'', o ''legatore ambulante'', perché pare che avesse precedentemente esercitato la professione a Pavia e a Milano. Secondo Hobson, tenuto conto della sua attività a Venezia per Federico Torresani, sembra corretto denominare questo legatore, almeno nella sua attività iniziale, come ''Torresani binder''. Alla sguardia anteriore nota di possesso ''Petri Landi et amicorum'' e della stessa mano belle annotazioni che correggono parte del testo. Pietro Lando fu doge di Venezia tra 1539 e 1545 e proprio nel 1534, anno di questa edizione, divenne Procuratore di San Marco. La famiglia Lando controllò inoltre l'isola di Creta dal 1459 al 1583: il cugino omonimo Pietro (III, ''archiepiscopus Cretensis'') fu anch'egli bibliofilo ed ebbe rilegature realizzate dal ''Wanderbuchbinder'' arricchite dalle iscrizioni entro medaglione ''P. LANDO'' e ''ARCHI. CRETE''. Esemplare freschissimo ed estremamente genuino (fori di tarlo nel margine superiore interno delle pp. 107-167). Provenienza: Mrs Esthr Potter (collezionista XIX secolo). Rara cinquecentina, censita in sole tre biblioteche pubbliche italiane (Forlì, Genova, Milano), in importante legatura coeva. Hobson, ''Renaissance book collecting'', fig. 50. Manca ad Adams e STC, che citano altre ediz.
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