THEATRUM SABAUDIAE

Théatre des Etats de Son Altesse Royale le Duc de Savoye, Prince de Piémont...

Tome I contenant le Piémont, la ville de Turin, et les lieux voisins. Tome II contenant la Savoye et les autres lieux de la domination du même Prince de l’un et de l’autre côté des Alpes. Traduit du Latin en François. La Haye, chez Adrian Moetjens, MDCC (1700), 2 volumi in-folio, splendida legatura dell'epoca in vitello, titoli e ricchi fregi in oro ai dorsi a nervi, triplice riquadro di filetti in oro ai piatti. Testo descrittivo francese finemente ornato da vari fregi, testate e finalini incisi in rame, e 142 tavole incise in rame accuratamente dipinte da mano coeva, in gran parte su doppio o triplo foglio, raffiguranti allegorie, ritratti, carte geografiche, piante topografiche e vedute prospettiche di Torino e di città e paesi del Piemonte e della Savoia. Per la prima volta in questa edizione figura il ritratto di Vittorio Amedeo II. I disegni per i rami furono eseguiti da Giovenale Boetto, Simone Formento, Federico Guazzo, Carlo Morello e Gio.Tommaso Borgonio. Stupende incisioni, imponenti per eleganza e fascino, arricchite da ricchi cartigli o personaggi e di particolare interesse storico ed urbanistico. Senza dubbio la più importante opera sul Piemonte e forse la più grandiosa descrizione di una qualsiasi regione del mondo mai realizzata. Si chiamò THEATRUM questo eccezionale documento del secolo barocco e insuperato monumento iconografico del Ducato Sabaudo, vera e propria operazione di "immagine" da parte dei Duchi, che ne inviarono un esemplare a tutte le corti europee: "espressione di cultura e volontà di prestigio di un minuscolo Stato, vero incunabulo di una pratica pubblicistica... Fu certo l'ambizione dell'impresa a dilatare nei disegni spazi e architetture, sovente più divisate che realizzate, e a mascherare l'evidenza di piccoli borghi rurali con accattivante dignità di fasti metropolitani... Come in un vero e proprio teatro, dove si sposano finzione e realtà, le 140 lastre in rame descrivono le terre del Duca, non immuni dalla pomposità e dalla retorica barocche, con quel tanto di verità che le rende ancor oggi topograficamente riconoscibili, e con quel pizzico d'illazioni e di goloso arbitrio che le colora di leggenda" (G.L. Marini). Quarta edizione e prima con testo francese, con le tavole della prima tiratura del 1682, avanti il numero aggiunto sulle lastre in basso a destra, ed impresse su carta con filigrana della corona d'alloro; splendide prove, su carta pesante, di particolare bellezza ed assai nitida impressione e perfetta inchiostratura; è probabile che si tratti di un fondo di impressioni del 1682 rimaste invendute. Questa prima edizione con il testo francese, tradotto da Jacques Bernard, è in genere la più ambita a causa della facile leggibilità del testo, in confronto alle precedenti versioni latina e fiamminga; questo eccezionale esemplare, genuino e completo in ogni sua parte, molto marginoso, freschissimo nelle tavole ed immune dalle fioriture della carta che si riscontrano in genere nella prima tiratura, unisce dunque al pregio della lingua quello della qualità delle incisioni. Tutte le incisioni del presente esemplare furono accuratamente dipinte da mano coeva. Difficilmente reperibile in pari condizioni Peyrot, Torino nei secoli, n. 62. Rondolino, per la storia di un libro, 1904.