STENO, Nicolaus

De Solido intra Solidum naturaliter contento Dissertationis Prodromus.

Florentiae, sub Signo Stellae, 1669, in-4, pp. (4, di cui il primo f. bianco e il secondo con titolo in rosso e nero), 78, (1 f. con Errata e 1 bianco), bella legatura coeva in pergamena semirigida, astuccio mod. Impresa incisa al tit.; una tabella esplicativa ed una tavola con figure inc. ripieg. f.t. Prima rara edizione di opera capitale nel campo della geologia, cristallografia e paleontologia. N. Steno (Copenhagen 1638-1686; Niels Steensen in danese) lavorò a lungo a Firenze, istituendo, in base a ricerche sui terreni della Toscana, alcuni concetti fondamentali della tettonica e sulla composizione della crosta terrestre e le sue stratificazioni. Nel 1666 Stenone si trasferì a Firenze presso la corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici, allora punto di incontro di alcuni dei più importanti scienziati del tempo tra cui V. Viviani, Fr. Redi, L Magalottii e M. Malpighi. Fu soprattutto con Viviani e Redi che Stenone strinse profondi rapporti di amicizia. È in Toscana che, oltre a proseguire gli studi anatomici, rivolse il suo interesse alla geologia e mineralogia. In quest'opera pone in modo sostanzialmente nuovo il problema della classificazione dei fossili, e della ricostruzione della storia geologica in base al modo in cui questi, e altre rocce, sono contenuti all'interno di rocce più grandi. Stenone interpretò correttamente la natura dei fossili come resti di animali vissuti precedentemente. Il caso rimasto più famoso è quello da cui egli era effettivamente partito, quello delle glossopetre, identificate come denti di squali. Un altro principio introdotto fu quello della formazione a stampo (così chiamato da Gould). Esso stabilisce che, quando un solido naturale è racchiuso in un altro, è possibile dedurre quale dei due si sia indurito per primo osservando l'impronta dell'uno sull'altro. Sulla base di questi principi Stenone riuscì a fornire una scala cronologica relativa di una parte non indifferente di popolazione di rocce e fossili, rivoluzionando le idee sulla formazione e l'evoluzione della Terra. Enunciò anche, di sfuggita, la prima legge della cristallografia, ovvero il fatto che gli angoli diedri di cristalli dello stesso tipo sono indipendenti dalle dimensioni assolute dei cristalli stessi. Raro e celebre caposaldo della storia delle scienze. Bellissimo esemplare, marginoso, con alone all'angolo sup. del tit.

Dibner, 90. P.M.M., 151. Horblit 96 «Early foundation work in geology». Sparrow, Milestones of Science, 185. D.S.B., XIII, p.34. Dibner, Herald of science, 90.

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